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[Caratteri per il computer]

Con l’evoluzione dell’uso dei computer, nel campo grafico e tipografico, è sorta la necessità di utilizzare delle fonti disegnate appositamente per essere utilizzate sia sulle stampanti laser o PostScript™, sia per i sistemi di fotocomposizione digitale e fotounità. Questo significa che il testo in realtà è un modello di punti costruiti su una griglia rettangolare molto fine formata da linee verticali e orizzontali. La forma della lettera viene ricreata da una serie di coordinate fissate dal reticolo e in seguito immagazzinate nella memoria del computer.
Si utilizza l’informazione memorizzata per fare funzionare il dispositivo che genera immagini. Di conseguenza non esiste più nessuna matrice e fra lo stadio in cui viene tracciato e lo stadio in cui viene riprodotto, il carattere non ha più forma fisica. L’immagine computerizzata può essere formata da rette o da curve che collegano le coordinate per formare i contorni oppure da puntini o pixel (elementi figurativi) ciascuno centrato su di una coordinata. Di regola i pixels non sono generati separatamente ma raggruppati assieme a guisa di linee orizzontali o verticali. (I pixel sono il prodotto di macchine tipografiche computerizzate).

Tipologia delle font
Parallelamente all’evoluzione del Desk top publishing si è sviluppata la tecnica della digitalizzazione dei caratteri che, con il passare degli anni si sta sempre più perfezionando.

Caratteri Bitmap: È stato il primo formato di digitalizzazione dei caratteri per computer. Esso consiste in rappresentazioni su matrice di punti (modificabili e ingrandibili). Per ogni corpo della font utilizzabile necessitava un file, rendendo estremamente pesante l’utilizzo di diversi caratteri sullo stesso computer. Unico pregio, che si può riscontrare ora di questo sistema, è dato dal differente disegno di proporzione del carattere per ogni corpo; proporzione anullata con i font scalabili. Attualmente questo tipo di carattere viene utilizzato per la visione a video del carattere da stampa.

Type 1: Nel 1984 Adobe® ha rivoluzionato la stampa e l’editoria elettronica introducendo il primo font outline in formato Type 1. Attualmente questo formato rappresenta lo standard del settore, fornendo la più ampia compatibilità con computer, sistemi operativi, stampanti ed applicazioni rispetto a qualunque altro formato di caratteri.
Esso si basa sul sistema vettoriale delle curve di Bézier, connesse fra di loro da dei punti. Le lettere sono definite come descrizione matematica o equazione. L’uso di queste equazioni permettono la scala virtuale degli ingrandimenti e delle riduzioni mantenendo proporzionale il disegno del carattere.
Con i font Type 1 è possibile usare diversi tipi di computer e ridimensionare i caratteri a piacere. Inoltre è possibile stampare i caratteri con qualunque risoluzione sull’intera gamma di dispositivi di stampa PostScript™ e non PostScript™.
Affiancato al carattere per la stampante Type 1, viene utilizzato un carattere rastred bit-mapped per la visualizzazione a video e un file denominato Adobe font metric che contiene tutte le informazioni riguardanti le misure dei singoli caratteri e le coppie di crenatura.
Nel 1990 Adobe® ha introdotto il Multiple Master Typefaces, per le piattaforme Macintosh, basato sul formato Type 1. Questo sistema consiste sull’automatismo delle variabili del disegno del carattere. In pratica con la stessa matrice di font si possono ottenere tutte le variabili di peso, larghezza, stile e corpo.

Type 3: Questo tipo di font PostScript™ era prodotto originariamente da fonderie digitali che non possedevano la licenza Adobe® per gli hints, o l’intelligenza di scala, per la riproduzione dei caratteri.
Gli hints, presenti invece nel successivo formato Type 1, comunicano al programma la riduzione in scala quale aspetto del font deve essere sicuramente compromesso e quale deve essere preservato ad ogni costo. Essi massimizzano la qualità dei caratteri bi-mapped rinforzando certe regole di una buona grafica delle lettere: uguale peso dei tratti; grazie, se presenti, uniformi; controllo delle curvature, ecc.

True Type: Sviluppato in prima persona dalla Apple®, frutto di un accordo con la Microsoft® nell’intento di creare uno standard a basso costo che soddisfacesse i sistemi tanto di Mac come di Windows™. Questo formato si è posto in alternativa al Type 1 per l’utilizzo con le stampanti laser ma è sconsigliato per l’utilizzo con fotounità, per ottenere le pellicole di stampa, dove può essere stampato come un bit-mapped (effetto seghettato) benché sia un font scalabile.

OpenType: Sviluppato da Adobe, basandosi sulle qualità dei formati Type1 e TrueType, è il formato del futuro che presenta notevoli migliorie qualitative e d'uso. L'elevato numero di glifi permette la possibilità del supporto dei vari linguaggi (Est / Arabo ecc.), l'accorpamento degli elementi Expert come: maiuscoletto, numeri alti-bassi, tutti i tipi di accentazioni; inoltre questo formato è multi piattaforma, utilizzabile quindi sia su Mac, su Windows, su Linux e su Unix.

 


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